Curiosità

Domanda su quando
scolpivi chiarimenti
gravi, irrinunciabili;
e tramavi verità secondarie
intrise di audaci
bisbigli dentro certe notti
da aspide sibilanti
teoremi incredibili:
ti sei almeno raggiunta?

 

 

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Pandemonio

Per molto più di un’ora
ho respinto la grazia
con slanci, e salti, e balzi,
e bevuto avidamente;
ho negato sostegno
al perdono
sapendo di loro.
I sempre-stati
nascosti e mormoranti
che raschiano tra le panche
e ancora guardandomi
mentre sfinisco di segreti
tra le panche scorticate
barriscono. Intollerabili.
Dentro.

Assuero

L’uomo trascina la notte
con sé. Il suo viaggio
non ha dove; una pianura
è tutte le pianure per costui,
non teme che un singolo sole
si spenga. Nella sera di pietra
il sandalo imprime un solco,
l’impronta del suo delitto
sarà l’orizzonte di molti.

Il dono

Al risveglio cerco il dono,
sempre misterioso, nascosto
tra le ultime ombre che dileguano.
Ritorno ad abitare una stanza
tra le stanze che sono:
arredo di esigenza e memoria
ancora: le quattro pareti del nome
di oggi. Indosso la stanza
e vado, seduto nel nome,
per il mondo che attende.
La tua rosa — l’ho vista:
non è mia nel mio vaso.

Vastità dei corpi

E’ il tuo corpo per me come un’arma di carne
piantata con forza nell’addome del tempo.
Non sogno più delle cose che vengono o vanno,
ti addentri sicura tra le mie storie sconfitte.
Non c’è più forma scolpita né parte di notte slegata
ma sanguificati sentieri di pelle e predicati essenziali.
Tramutata di luce spiani di tutte le stanze erose
la vita vertiginosa e offesa e rinata. Nella tua carne
si sventa l’atrocità delle linee, tutte. Rovente e sudata
verità, questo rimane. Nuda, segreta si travasa
dal tuo cratere al mio cratere: su tutto ci imprimiamo
come un nodo inestricabile. La parola che è sostanza
e midollo del tempo trapassato sputtana
inutilmente tra i vestiti, arrotolata sul pavimento
insieme al tempo e alla misura dell’ora, del secondo.
Dissolta è ogni cosa, e anche noi. Tutta la notte
è appoggiata su questo silenzio, e trema per noi
che consumiamo l’adesso terso. Trascesi nel buio
scintilliamo come un’unica goccia pulsante.

Scherzo

Vecchio costume di notte
dove mi porti?
Per quali grotte ti spingi
vecchio vestito, col solito mio contenuto
sfinito…

Spesso t’inoltri giù a valle
tra i viali trapunti di calle.
A volte ti arrischi insolente
a sfidare i marosi di un niente.

Mi canti la vecchia canzone
del cuore, la convocazione
che inchioda gli inquieti di vita
alla favola ardita

T’incastri tra i sassi spuntati
di giovani amori sperduti
e dopo pretendi ti aiuti
coi miei quattro versi stonati.

Insisti a invocare quel tale
lasciato al paese natale,
quel tale che dissi mio amico.
(sparì tra le foglie di un fico).

Adesso l’abbiamo evocato, che dice?
Dice la solita storia infelice:
“Ti cercai mi cercasti dov’eri?” Eh,
starnutivo i bei fiori di ieri.

Mio caro quel fiume che scorre
non vale cercarvi riparo.
Il viale che è lì strafiorito, dici?
Un resoconto scolpito.

Perciò cosa vuoi vestito di stelle…
Ti appunti sul cuore due tre cose belle
Ma che siano state o che siano
Non so,
Forse l’amore me le mostrò.

Tramonto

Questo presentimento di sera
sulla soglia che dicono il tempo
distilla gli ultimi sapori del sole.
L’unanime notte trafitta di luci
è ancora un ricordo o un sogno.
Ancora sulle mediocri strade
le durevoli frecce ben tese
ripropongono l’invenzione del tragitto:
l’uomo che sogna, il padre,
la donna di cui non so il nome
e il fantasma di un amico trascorrono.
Vanno eternamente e con essi
eternamente va la riluttante parte
scampata. La grande o piccola parte
del cui resto sulla soglia insidiosa giace
il fiore, la colomba immolata.

Memoria

Rivedo il teatro di foglie spalancato a noi,
un presagio di vento frugarne il confine.
Mi adombrai
per un verso che venne a intenerirti
e che giuravi mio e nostro;
la tua gentilezza sola mi spiegava
come ero stato distratto – distratto pensai,
dal contemplare il suo concepimento.
Come una foglia di quella verde cresta
spiccò senza nome nel fresco
oblio di penombra.

Oggi ho raccolto quella foglia
da un’altra foglia; quel verso
da un altro verso. Il tuo nome d’oro
ha riposato (e riposa) all’ombra
del mio ricordo di foglia e di vento.