Vastità dei corpi

E’ il tuo corpo per me come un’arma di carne
piantata con forza nell’addome del tempo.
Non sogno più delle cose che vengono o vanno,
ti addentri sicura tra le mie storie sconfitte.
Non c’è più forma scolpita né parte di notte slegata
ma sanguificati sentieri di pelle e predicati essenziali.
Tramutata di luce spiani di tutte le stanze erose
la vita vertiginosa e offesa e rinata. Nella tua carne
si sventa l’atrocità delle linee, tutte. Rovente e sudata
verità, questo rimane. Nuda, segreta si travasa
dal tuo cratere al mio cratere: su tutto ci imprimiamo
come un nodo inestricabile. La parola che è sostanza
e midollo del tempo trapassato sputtana
inutilmente tra i vestiti, arrotolata sul pavimento
insieme al tempo e alla misura dell’ora, del secondo.
Dissolta è ogni cosa, e anche noi. Tutta la notte
è appoggiata su questo silenzio, e trema per noi
che consumiamo l’adesso terso. Trascesi nel buio
scintilliamo come un’unica goccia pulsante.

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